La scrittrice e sceneggiatrice ha presentato il nuovo romanzo pubblicato da Piemme. Con Marco Salerno alla moderazione e le letture di Carolina Damiani, un appuntamento tra letteratura, memoria e autodeterminazione femminile.

Ci sono personaggi che entrano nella Storia dalla porta principale e altri che, per esserci, devono trovare un passaggio proibito. Rosa, protagonista di «La ragazza soldato», appartiene a questa seconda categoria. La sua vicenda mette in relazione il desiderio di scegliere la propria vita con le contraddizioni di un’epoca che assegna alle donne un posto preciso, spesso senza interrogarsi sui loro desideri.
È intorno a questo romanzo che domenica 4 ottobre 2026 il Social Tennis Club di Cava de’ Tirreni ha ospitato Anna Pavignano, in un incontro moderato da Marco Salerno, con le letture dell’attrice Carolina Damiani. Un appuntamento che ha accostato alla conversazione con l’autrice la voce delle pagine, portando al centro dell’attenzione una storia di amore, ribellione e ricerca di sé.
Pubblicato da Piemme, il libro invita a guardare il passato attraverso una prospettiva individuale. Prima delle divise e delle vicende militari vengono infatti le aspirazioni di una giovane donna, le sue relazioni, la distanza fra ciò che sente di poter diventare e ciò che gli altri sono disposti a concederle.
Rosa, una vita cercata fuori dalle convenzioni
Il romanzo prende avvio nella Torino degli anni Dieci del Novecento. Rosa ha lasciato la provincia, abita da sola in una soffitta e frequenta pittori e artisti. Cerca un’esistenza diversa da quella che sembrerebbe già preparata per lei.
L’arrivo del fratello Luigi, rientrato dall’America insieme al figlio Giò, introduce un elemento destinato a modificare questo equilibrio. Tra Rosa e Giò nasce un sentimento che porta con sé un nodo problematico. I due sono zia e nipote, separati da pochi anni d’età e cresciuti lontani l’una dall’altro. La relazione si colloca quindi dentro un conflitto familiare e sociale che non può essere ridotto alla semplice immagine di un amore ostacolato.
Poi arriva la guerra. Giò viene chiamato alle armi e Rosa si trova davanti all’attesa, il ruolo che il suo tempo sembra riservarle. La decisione di indossare abiti maschili e partire per il fronte rompe questa previsione. Il movimento della protagonista non riguarda soltanto la distanza dall’uomo amato, ma anche quella che la separa da una vita decisa da altri.
Il paradosso di doversi nascondere per poter scegliere
Una possibile chiave di lettura del romanzo sta proprio nel travestimento. Per entrare in uno spazio che le è precluso, Rosa deve nascondere la propria identità femminile. Per rendersi presente è costretta, almeno esteriormente, a scomparire.
È un paradosso che merita attenzione. Non basta leggere la divisa come il segno immediato di una conquista. Quell’abito consente un passaggio, ma impone anche una rinuncia alla riconoscibilità. La domanda diventa allora più complessa del semplice diritto a fare ciò che fanno gli uomini. Quanto può dirsi libera una persona che, per agire, deve fingere di essere qualcun altro?
Il libro si ispira alle vicende di donne che assunsero un’identità maschile per raggiungere il fronte, un riferimento richiamato anche dalla presentazione della Fondazione Circolo dei lettori. La narrazione permette così di avvicinarsi a un’esperienza storica attraverso il conflitto di una protagonista, senza confondere il romanzo con una ricostruzione biografica documentale.
Questa distinzione è importante anche per il lettore. La letteratura non sostituisce il lavoro degli storici, ma può accendere una curiosità, spingere a cercare testimonianze, riportare l’attenzione su presenze rimaste ai margini del racconto più conosciuto.
La guerra non diventa una promessa di emancipazione
La partenza di Rosa non va interpretata automaticamente come un’adesione alla guerra. Il desiderio di raggiungere l’uomo amato e di sottrarsi a un destino imposto non coincide necessariamente con una celebrazione del conflitto. È una distinzione che permette di leggere il coraggio individuale senza trasformare la violenza in una promessa di emancipazione.
Nella presentazione dell’intervista ad Anna Pavignano pubblicata da HuffPost Italia il 27 settembre 2026, il romanzo viene collocato proprio all’incrocio fra condizione femminile, desiderio di libertà ed esperienza della guerra. L’attualità del tema sta anche nella domanda sul rapporto fra le scelte personali e le ideologie che spingono verso lo scontro.
Dal cinema alla narrativa, il percorso di un’autrice
L’incontro cavese ha portato al Social Tennis Club un’autrice il cui lavoro attraversa cinema e letteratura. Anna Pavignano ha condiviso con Massimo Troisi un importante percorso di scrittura, collaborando a film come Ricomincio da tre, Scusate il ritardo, Le vie del Signore sono finite, Pensavo fosse amore… invece era un calesse e Il postino.
Per la sceneggiatura di quest’ultimo ha ricevuto la candidatura agli Oscar del 1996, insieme a Michael Radford, Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli e allo stesso Troisi. Un riconoscimento che documenta il suo contributo autoriale a una delle opere più note di quella stagione cinematografica.
Quel rapporto creativo è tornato al centro di Laggiù qualcuno mi ama, il documentario di Mario Martone al quale Pavignano ha collaborato anche mettendo a disposizione materiali inediti. Il progetto guarda al cinema di Troisi e ai processi attraverso i quali prendevano forma i suoi film.
Ricordare questo percorso è utile, purché non diventi l’unico modo di presentare la scrittrice. Un’autrice non coincide soltanto con il sodalizio più celebre della propria carriera. Un incontro dedicato a un nuovo libro offre precisamente questa possibilità, riconoscere la continuità del lavoro e, insieme, lasciare spazio alle domande che l’opera più recente introduce.
Marco Salerno e Carolina Damiani, la conversazione e la voce delle pagine

La moderazione di Marco Salerno e le letture di Carolina Damiani hanno costituito i due elementi complementari dell’appuntamento. Da una parte il dialogo con Anna Pavignano, dall’altra il rapporto diretto con il testo, affidato alla voce dell’attrice.
È una formula che restituisce alla presentazione letteraria una funzione concreta. Parlare di un libro significa offrire contesto, avvicinare il lettore al lavoro dell’autore e suggerire percorsi possibili. Ascoltarne le pagine consente invece di incontrare le parole prima ancora del commento, lasciando che ciascuno cominci a costruire una propria impressione.
In questa prospettiva, la lettura ad alta voce non è un semplice intervallo fra due domande. Può rappresentare il momento in cui la conversazione lascia spazio alla scrittura, senza pretendere di esaurirne il significato.




Il contributo di Carolina Damiani si colloca in questa relazione fra pagina e ascolto. Accanto alla moderazione, la lettura introduce un diverso tempo di attenzione, quello necessario per seguire una frase, un passaggio narrativo, una tensione che non ha bisogno di essere immediatamente spiegata.
Il Social Tennis Club come luogo di incontro culturale
La scelta del Social Tennis Club si inserisce in una programmazione che affianca all’attività sportiva appuntamenti culturali aperti alla città. La stagione 2026-2027 accompagna il circolo verso il traguardo dei novant’anni di attività ufficiale, con un’affiliazione alla federazione tennistica che risale al 1937.
Nel calendario autunnale annunciato dal sodalizio trovano spazio presentazioni di libri, poesia e occasioni di approfondimento. L’incontro con Pavignano appartiene quindi a un percorso più ampio, nel quale lo spazio associativo diventa anche un luogo di circolazione delle idee.
Per Cava de’ Tirreni, il valore di queste iniziative può essere letto soprattutto nella continuità. La presenza di un’autrice conosciuta richiama l’attenzione su un singolo appuntamento; la regolarità degli incontri può invece contribuire a creare un’abitudine culturale.
Un libro presentato in città diventa un’occasione per uscire dalla lettura solitaria, ascoltare altre prospettive e tornare alle pagine con nuove domande. Non serve attribuire a ogni evento un significato eccezionale. È già importante che esistano luoghi nei quali fermarsi, confrontarsi e dedicare tempo a qualcosa che non richiede una risposta immediata.
Le domande che restano oltre la presentazione
L’appuntamento dedicato a La ragazza soldato offre, in questo senso, un punto di partenza. La vicenda di Rosa può essere avvicinata come una storia ambientata nel passato, ma anche come occasione per interrogare il rapporto fra identità, appartenenza e scelta.
Senza sovrapporre epoche differenti, resta possibile chiedersi come si riconosca un destino imposto, quale prezzo comporti il tentativo di sottrarvisi e quanto sia difficile distinguere il desiderio personale dalle aspettative di chi ci circonda.
La forza di un personaggio letterario non deve necessariamente consistere nel diventare un modello. Può risiedere anche nella capacità di rendere visibile una contraddizione, di mettere il lettore davanti a una scelta che non ammette giudizi sbrigativi.
A Cava de’ Tirreni, l’incontro con Anna Pavignano ha dato spazio a questo tipo di lettura. Non soltanto conoscere la trama di un nuovo romanzo, ma riconoscere nelle sue premesse una domanda da portare con sé. Che cosa significa scegliere la propria vita quando il mondo ha già stabilito quale dovrebbe essere?

