Palazzo di Città e piazza Abbro hanno ospitato una giornata dedicata a sport, disabilità e partecipazione, con istituzioni, associazioni, realtà del territorio e rappresentanti del mondo sportivo nazionale e regionale
Sabato 19 settembre Cava de’ Tirreni ha ospitato il Cavathlon, appuntamento inserito nelle due giornate promosse dal Centro Sportivo Italiano nell’ambito dell’iniziativa “L’inclusione fa squadra”.
Una manifestazione che ha unito riflessione e partecipazione, portando il tema dello sport inclusivo prima nella Sala del Consiglio comunale e poi nel cuore della città, con il villaggio sportivo allestito in piazza Abbro.
L’iniziativa ha visto la partecipazione e il coinvolgimento di numerose realtà del territorio e del mondo sportivo, tra cui CSI Cava, Cava Felix ed Exedra, insieme al Comune di Cava de’ Tirreni, al CSI nazionale e al Comitato Italiano Paralimpico della Campania.
A sostenere la manifestazione anche importanti realtà imprenditoriali, con La Doria nel ruolo di main sponsor e Ferrajoli Auto tra gli sponsor dell’evento, a testimonianza di come anche il mondo delle imprese possa contribuire alla costruzione di iniziative capaci di coniugare sport, territorio e inclusione.
Tra le realtà legate al mondo sportivo coinvolte nella giornata anche Zeus Sport, a conferma della capacità del Cavathlon di mettere insieme istituzioni, associazionismo, impresa e pratica sportiva attorno a un messaggio condiviso.
Due momenti differenti, quello istituzionale e quello vissuto in piazza, ma legati da un unico filo conduttore: raccontare lo sport come esperienza capace di creare relazioni, abbattere barriere e rafforzare il senso di appartenenza a una comunità.
Sport, disabilità e nuove cittadinanze
Il convegno ospitato a Palazzo di Città, dedicato al tema “Sport, disabilità e nuove cittadinanze”, ha posto al centro una riflessione che va oltre la pratica sportiva in senso stretto.
Parlare di inclusione significa infatti interrogarsi sulla capacità di una città di offrire spazi, occasioni e strumenti che permettano a tutti di partecipare alla vita collettiva.
Lo sport, in questa prospettiva, diventa uno dei luoghi nei quali il concetto di cittadinanza può assumere una forma concreta.
Accessibilità degli impianti, preparazione degli operatori e collaborazione tra associazioni, famiglie e istituzioni sono stati alcuni dei temi affrontati nel corso dell’incontro.
La riflessione ha evidenziato come l’inclusione non possa dipendere soltanto dalla buona volontà dei singoli, ma debba essere sostenuta da una rete stabile di competenze, strutture e relazioni.
Le istituzioni e il mondo dello sport a confronto
Alla giornata hanno preso parte il sindaco di Cava de’ Tirreni Raffaele Giordano e l’assessore allo Sport Umberto Ferrigno, insieme a rappresentanti del Centro Sportivo Italiano e del movimento paralimpico.
Tra i presenti Vittorio Bosio, presidente nazionale del CSI, e Marco Calogiuri, vicepresidente nazionale del Centro Sportivo Italiano.
Hanno partecipato anche Carmine Mellone, presidente regionale del Comitato Italiano Paralimpico della Campania, Enrico Pellino, presidente regionale del CSI Campania, e Roberto Brandi, presidente regionale del CSI Puglia.
La presenza del CSI nazionale, del CSI Campania, del CSI Cava e del Comitato Paralimpico regionale ha consentito di mettere in relazione differenti livelli del sistema sportivo, collegando le esperienze sviluppate sui territori con una riflessione più ampia sulle politiche per l’accessibilità e la partecipazione.
Il coinvolgimento del Comune di Cava de’ Tirreni ha inoltre sottolineato il valore pubblico di una manifestazione capace di utilizzare lo sport come strumento di aggregazione e crescita della comunità.
Lo sport come parte della vita della città
Uno degli aspetti più significativi della giornata è stato proprio il rapporto tra sport e territorio.
Il confronto dedicato allo sport e alla disabilità in Italia è stato condotto da Pasquale Scarlino, vicepresidente del CSI Campania, mentre Michele Marchetti, coordinatore dell’area Segreteria nazionale e Politiche ESG del CSI, ha guidato l’approfondimento sulla costruzione di territori inclusivi.
Il tema riguarda direttamente anche il modo in cui una città sceglie di organizzare i propri spazi e le proprie opportunità.
Un territorio inclusivo non è soltanto un luogo privo di barriere architettoniche. È un contesto nel quale le persone possono accedere ad attività sportive, culturali e sociali sentendosi realmente parte di una comunità.
In questo senso, lo sport può diventare uno strumento educativo e culturale, capace di mettere in relazione generazioni, esperienze e condizioni personali differenti.
Le testimonianze di chi vive l’inclusione
Il programma ha dato spazio anche alle testimonianze degli atleti del Murgia Basket di Bari e dei giovani della Cooperativa sociale Cava Felix, una delle realtà del territorio direttamente coinvolte nella giornata.
Un passaggio importante perché ha consentito di riportare il dibattito sul terreno delle esperienze quotidiane.
Dietro le parole “sport inclusivo” ci sono infatti percorsi individuali, famiglie, allenatori, volontari e associazioni che costruiscono giorno dopo giorno opportunità di partecipazione.
Sono proprio queste esperienze a mostrare quanto lo sport possa incidere sulla qualità delle relazioni e sulla possibilità di sentirsi parte di un gruppo.
Accanto a Cava Felix, la presenza e il coinvolgimento di Exedra e delle realtà sportive locali hanno contribuito a rafforzare il legame tra l’iniziativa e il tessuto sociale cavese.
Il valore di eventi come il Cavathlon risiede infatti anche nella capacità di far dialogare soggetti che operano in ambiti differenti, creando connessioni tra sport, sociale, istituzioni e cittadinanza.
Da Palazzo di Città a piazza Abbro
Dopo il momento di confronto istituzionale, il Cavathlon ha trovato spazio anche all’esterno.
In piazza Abbro, il villaggio sportivo ha portato il messaggio della manifestazione direttamente tra i cittadini.
La scelta della piazza come luogo dell’evento assume un significato particolare.
La piazza è infatti uno degli spazi simbolici della vita collettiva: luogo di incontro, passaggio, socialità e condivisione.
Portare lì lo sport significa renderlo visibile, accessibile e vicino alle persone.
Significa anche ricordare che l’inclusione non riguarda soltanto luoghi specializzati o progetti dedicati, ma deve entrare nella quotidianità della città.
Il villaggio ha inoltre rappresentato il punto nel quale il lavoro delle associazioni, degli operatori sportivi e dei partner della manifestazione è diventato maggiormente visibile alla cittadinanza.
Una rete tra associazioni, istituzioni e imprese
Uno degli elementi caratterizzanti del Cavathlon è stata proprio la capacità di mettere insieme mondi differenti.
Da una parte il sistema sportivo, con il Centro Sportivo Italiano, il CSI Cava, il CSI Campania, il CSI nazionale e il Comitato Italiano Paralimpico della Campania.
Dall’altra le realtà associative e sociali del territorio, con Cava Felix ed Exedra, impegnate nella costruzione di occasioni di partecipazione e nella valorizzazione della comunità.
A queste si è affiancato il mondo delle imprese, che ha sostenuto concretamente la realizzazione dell’iniziativa.
La Doria, main sponsor del Cavathlon, e Ferrajoli Auto, sponsor della manifestazione, hanno contribuito a un progetto nel quale la collaborazione tra pubblico, privato e Terzo settore diventa parte stessa del messaggio.
Anche la presenza di realtà sportive come Zeus Sport conferma come un appuntamento dedicato all’inclusione possa diventare un punto di incontro tra soggetti con competenze e ruoli differenti.
Una collaborazione che assume particolare significato quando riesce a trasformarsi in un investimento sul territorio e sulle opportunità offerte ai cittadini.
Lo sport come cultura della partecipazione
Il Cavathlon ha così proposto una visione dello sport che supera la sola dimensione agonistica.
Competizione, risultati e prestazioni restano elementi importanti, ma accanto a essi esistono valori altrettanto significativi: la collaborazione, il rispetto, la capacità di condividere uno spazio e di riconoscere le differenze.
Lo sport diventa quindi anche cultura.
Una cultura della partecipazione, della responsabilità e dell’incontro.
Un linguaggio capace di avvicinare persone con storie differenti e di creare occasioni nelle quali ciascuno possa trovare il proprio ruolo.
Ed è proprio la capacità di costruire reti tra amministrazione comunale, associazionismo, sistema sportivo e imprese a rendere più concreta questa prospettiva.
Una città più inclusiva passa anche dallo sport
La giornata di Cava de’ Tirreni ha ricordato come l’inclusione sia un processo che richiede continuità.
Gli eventi hanno il valore di accendere l’attenzione e creare occasioni di confronto, ma la vera sfida è trasformare questi momenti in pratiche quotidiane.
Rendere accessibili gli impianti, formare operatori e allenatori, sostenere le associazioni e costruire una collaborazione stabile con le famiglie sono passaggi necessari per fare dello sport uno spazio realmente aperto.
Il messaggio del Cavathlon è stato quindi chiaro: una comunità diventa più inclusiva quando riesce a creare occasioni concrete di partecipazione.
E lo sport, proprio per la sua capacità di unire persone e generazioni differenti, può essere uno degli strumenti più efficaci per farlo.
Tra Palazzo di Città e piazza Abbro, il Cavathlon ha portato a Cava de’ Tirreni una riflessione che riguarda non soltanto lo sport, ma il modo stesso di immaginare la città: più accessibile, più aperta e più capace di fare squadra.






















