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Cava de’ Tirreni nella storia

lisateste··6 min di lettura
Cava de' Tirreni nella storia

Da Masuccio Salernitano a Goethe, da Gaetano Filangieri a Walter Scott: quanta storia attraversiamo ogni giorno passeggiando per Cava de’ Tirreni senza accorgercene?

Cava de’ Tirreni è molto più di una città che attraversiamo ogni giorno senza fermarci a guardare. È un luogo nel quale, nel corso dei secoli, si sono incontrati monaci, scrittori, filosofi, sovrani e viaggiatori provenienti da tutta Europa.

Eppure c’è una stranezza nell’abitudine: ciò che per un viaggiatore rappresenta una scoperta, per chi ci vive può diventare semplicemente parte del paesaggio. Una strada percorsa mille volte, un porticato che non si osserva più, una montagna che si staglia sempre nello stesso punto dell’orizzonte, una chiesa davanti alla quale si passa senza fermarsi. Per chi abita Cava, tutto questo è semplicemente casa.

La domanda, allora, non è soltanto “chi è passato da Cava?”, ma soprattutto: che cosa vedevano queste persone che noi, forse, abbiamo smesso di vedere?

Cava de’ Tirreni nella storia: la Badia e una storia lunga mille anni

Per capire il valore storico di Cava bisogna partire dalla Badia della Santissima Trinità, fondata da sant’Alferio nell’XI secolo. La storia della città e quella dell’abbazia sono rimaste profondamente intrecciate per secoli. Il monastero non fu soltanto un luogo religioso: divenne un centro di potere, cultura e produzione documentaria, con una presenza economica e territoriale estesa ben oltre la valle.

Ancora oggi la Badia conserva un patrimonio storico e documentario di enorme importanza e rappresenta uno dei luoghi attraverso i quali è possibile leggere la storia medievale del Mezzogiorno. Per chi arriva da lontano è una meta; per chi vive a Cava può diventare semplicemente “la Badia”, un luogo familiare che proprio per questo rischia di essere dato per scontato.

Masuccio Salernitano: quando Cava entrò nella letteratura

Nel Quattrocento Tommaso Guardati, scrittore originario di Salerno e conosciuto come Masuccio Salernitano, inserì Cava nel suo Novellino, pubblicato postumo nel 1476. Nella XIX novella compare infatti una descrizione della città e dei suoi abitanti. Masuccio presenta “La Cava” come una città antica e fedele, famosa per la presenza di abili muratori e tessitori e per la ricchezza raggiunta grazie alle loro attività.

È una testimonianza preziosa perché ci permette di guardare Cava attraverso gli occhi di uno scrittore del Quattrocento. Quello che emerge è una comunità operosa, conosciuta nel Regno e inserita nelle dinamiche economiche del proprio tempo.

È interessante ricordare, inoltre, che il Novellino ebbe anche un eco a livello europeo: la XXXIII novella, Mariotto e Ganozza, racconta la tragica vicenda di due giovani amanti e costituisce una delle fonti della tradizione che, attraverso successive riscritture, arrivò fino a Shakespeare e al suo Romeo e Giulietta.

Quando Cava divenne una tappa del Grand Tour

Tra Settecento e Ottocento il Mezzogiorno diventa una destinazione fondamentale del Grand Tour, il lungo viaggio attraverso l’Italia compiuto da aristocratici, intellettuali e artisti europei. Anche Cava e la sua Badia attirano viaggiatori, interessati alla natura della valle, al monastero, alle antichità e al patrimonio culturale del territorio.

In questo contesto incontriamo uno dei nomi più importanti legati alla storia culturale della città.

Gaetano Filangieri: l’Illuminismo si ritira a Cava

Nel 1783 Gaetano Filangieri, filosofo e giurista tra i protagonisti dell’Illuminismo italiano, lasciò la vita di corte e si trasferì a La Cava, insieme alla moglie. Cercava un luogo tranquillo nel quale dedicarsi agli studi e alla sua grande opera, La Scienza della legislazione. Cava divenne così il luogo del suo ritiro intellettuale.

Il legame con la città non rimase però confinato alla vita privata di Filangieri. Nel 1787 arrivò a Cava Johann Wolfgang Goethe, durante il suo viaggio in Italia, e incontrò proprio Filangieri. La città entrava così, quasi naturalmente, nel percorso di figure che appartenevano alla più ampia storia culturale europea.

Goethe a Cava

Goethe arrivava da lontano e aveva attraversato l’Italia inseguendo paesaggi, opere d’arte, antichità e persone capaci di rappresentare la cultura del tempo. A Cava incontrò Filangieri: un episodio che lega direttamente la città al viaggio italiano di uno dei più importanti scrittori europei.

Walter Scott e la Badia: Cava negli occhi dei viaggiatori romantici

Qualche decennio più tardi arrivò un altro grande nome della letteratura europea: Sir Walter Scott, lo scrittore scozzese considerato uno dei padri del romanzo storico moderno. Nel corso del suo viaggio italiano visitò anche la zona di Cava e la Badia, a conferma dell’interesse che il complesso monastico suscitava nei viaggiatori dell’Ottocento.

Scott è legato alla storia di Cava anche attraverso la tradizione dell’ospitalità di Corpo di Cava e dello Scapolatiello. La testimonianza autografa di Scott conservata alla Badia è però un’altra cosa: appartiene alla documentazione storica dell’abbazia.

Sono quindi due riferimenti distinti: da una parte la tradizione dello Scapolatiello, dall’altra la documentazione della Badia.

La Pergamena Bianca: quando Cava de’ Tirreni entrò nella storia del Regno

La storia culturale di Cava non è fatta soltanto di scrittori e viaggiatori. C’è anche una dimensione politica.

Nel 1460 la città ricevette da Ferrante d’Aragona il celebre diploma noto come Pergamena Bianca, legato alla fedeltà dimostrata dalla comunità cavese alla monarchia aragonese durante le guerre del Regno. La Pergamena è diventata nei secoli uno dei simboli dell’identità cittadina.

A questa memoria è legata ancora oggi la Disfida dei Trombonieri – La Pergamena Bianca, con il corteo storico e la gara tra i casali cittadini.

Il documento racconta così una città che, nel Quattrocento, aveva già un ruolo politico ed economico nelle vicende del Regno di Napoli e che ancora oggi continua a rievocare quella pagina della propria storia.

Una città più importante di quanto ricordiamo

E poi ci sono episodi meno conosciuti. Nel Novecento, durante la Seconda guerra mondiale, Cava fu coinvolta anche nelle vicende del governo greco in esilio, un episodio che a prima vista sembra quasi impossibile associare alla città che conosciamo.

Sono vicende diverse tra loro, ma tutte raccontano una Cava che nel corso dei secoli è stata luogo di passaggio, di studio, di incontro e di cultura.

Perché ci accorgiamo della storia soltanto quando arriva qualcuno da lontano?

Forse il problema è proprio la familiarità. Se viviamo a Cava, la Badia non è una destinazione turistica: è un luogo che conosciamo da sempre. Il Borgo non è uno scorcio da fotografare: è una strada. I portici non sono un elemento architettonico: sono il posto attraverso cui passiamo. La valle non è un paesaggio romantico: è semplicemente ciò che vediamo dalla finestra.

Eppure basta cambiare prospettiva per accorgersi di quanto la stessa città possa apparire diversa. Goethe arrivava da Weimar; Filangieri aveva scelto Cava per allontanarsi dalla corte napoletana; i viaggiatori del Grand Tour arrivavano alla Badia cercando proprio quella combinazione di natura, storia e cultura che oggi rischiamo di considerare normale.

Il luogo era lo stesso. A cambiare erano gli occhi.

La vera ricchezza di Cava de’ Tirreni è anche ciò che non vediamo più

Raccontare la storia di Cava de’ Tirreni non significa compilare un elenco di personaggi illustri, ma recuperare la consapevolezza di ciò che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno: una città raccontata da Masuccio, scelta da Filangieri per i suoi studi, visitata da Goethe e dai viaggiatori del Grand Tour, legata alla storia della Badia e alla memoria della Pergamena Bianca.

La prossima volta che attraverseremo Cava potremmo allora provare a guardarla come se non ci fossimo mai stati. Sotto la quotidianità esiste una città che conserva una storia lunga secoli, fatta di luoghi, persone e vicende che vanno ben oltre i confini della valle.

Una città che non ha bisogno di inventarsi un passato importante. Ha soltanto bisogno di tornare a guardarlo.

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