28 dicembre 2025 – Con una celebrazione solenne nella Cattedrale di Salerno si è concluso l’Anno giubilare dedicato alla Speranza per la Chiesa di Salerno-Campagna-Acerno. Un momento intenso, vissuto nella Domenica della Santa Famiglia, che non ha segnato una fine, ma piuttosto un passaggio: quello dalla celebrazione alla responsabilità quotidiana, dalla grazia ricevuta alla vita concreta delle persone e delle comunità.
A presiedere la Santa Messa è stato Andrea Bellandi, che nell’omelia conclusiva ha offerto una lettura profonda del cammino compiuto durante il Giubileo. Non un tempo “straordinario” da archiviare, ma un’esperienza chiamata a lasciare tracce durature. «Non siamo qui per chiudere un tempo speciale – ha ricordato – ma per raccoglierne il frutto», indicando nelle famiglie, nelle parrocchie e nelle comunità il primo luogo in cui la speranza deve continuare a prendere forma.
Al centro della riflessione, l’icona della Santa Famiglia di Nazaret, proposta non come modello idealizzato e distante, ma come realtà concreta, attraversata da prove, scelte difficili e persino dall’esperienza dell’emigrazione. Una famiglia che incarna la “speranza contro ogni speranza”, radicata non nell’ottimismo umano, ma nella fedeltà di Dio e nella fiducia nella sua promessa.
Richiamando il magistero dei Pontefici, l’Arcivescovo ha ribadito che la speranza cristiana non è evasione dalla storia, ma forza per abitarla. È una speranza che non nega le fragilità, ma le attraversa, trasformandosi in impegno quotidiano per il bene, la riconciliazione, la giustizia e la carità. In questo orizzonte, la famiglia è stata indicata come il primo spazio in cui la speranza nasce, si custodisce e si trasmette.
Il Giubileo vissuto dall’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno è stato definito un vero cammino di Chiesa: non una semplice successione di eventi, ma un itinerario di conversione e fiducia. Celebrazioni, pellegrinaggi, ascolto della Parola, riconciliazione e gesti concreti di carità hanno scandito questo tempo, con una scelta significativa di includere tra i luoghi giubilari anche ospedali, carceri, mense e comunità di accoglienza. Segni di una speranza che si è fatta prossimità, cura e accoglienza.
Tra i momenti più intensi dell’Anno Santo è stato ricordato il pellegrinaggio diocesano del 14 maggio, che ha visto migliaia di fedeli mettersi in cammino verso Roma. Un’esperienza vissuta come autentico pellegrinaggio di speranza, capace di rafforzare il senso di appartenenza e la dimensione comunitaria della fede.
Nel giorno dedicato alla Santa Famiglia, l’Arcivescovo ha infine affidato al Signore tutte le famiglie: quelle serene e quelle ferite, quelle unite e quelle segnate dalla sofferenza. Nessuna situazione, ha ricordato, è esclusa dalla misericordia di Dio. Ogni gesto di cura, perdono e fedeltà può diventare una piccola profezia di futuro.
Concludere il Giubileo non significa chiudere una parentesi, ma assumersi una responsabilità: trasformare la speranza ricevuta in stile di vita. Un appello che, facendo eco alle parole di Papa Francesco, invita famiglie e comunità a diventare “cantori di speranza” in un tempo segnato da inquietudini e fragilità. Ripartire dall’altare, come ha concluso l’Arcivescovo, significa continuare ad accendere, anche nelle notti della storia, quella fiamma discreta e ostinata che tiene aperto il futuro.


